Startup culturali: un business in pieno fermento

Startup culturali: un business in pieno fermento

Nell’ultimo decennio, complice il boom turistico italiano arrestato solo dalla recente pandemia, si sono moltiplicate le startup culturali, che hanno fatto una vera e propria fortuna anche nel difficile processo di digitalizzazione del nostro paese. Facciamo allora un focus sulle prospettive delle giovani imprese nel nord e nel sud dell’Italia

Cosa è una Startup culturale?

Con questo termine individuiamo tutte quelle imprese appena costituite con un business plan che si concentra sullo sviluppo dell’imprenditorialità di una specifica idea innovativa.
Legalmente parlando, le imprese nell’ambito culturale sono individuate come startup a “vocazione sociale”, proprio per l’impatto positivo che hanno nell’ambiente nel quale sono inserite. Si tratta di prodotti davvero molto ambiti e supportati da corposi programmi di finanziamento da parte dello Stato italiano, con frequenti bandi e finanziamenti a fondo perduto per incentivare lo sviluppo di attività innovative, che di questi tempi combaciano con lo sviluppo digitale e le smart cities.

Le startup culturali napoletane

Facciamo allora un piccolo focus sulla città di Napoli e sulla Campania in generale. Il meridione d’Italia è infatti ricchissimo di iniziative interessanti e proprio Napoli fa da capofila per un movimento di grande innovazione digitale, grazie anche al bando della Regione Campania per 12 milioni lanciato nel 2020. D’altronde, fra le terrazze suggestive del Castel dell’Ovo, le migliaia di chiese del Centro Storico e il mare che bacia la città, si può dire che Storia e natura sono state generose con il capoluogo partenopeo.

Un esempio interessante nei dintorni di Napoli è Puteoli Sacra, un’iniziativa giovanile seguita dalla Diocesi di Pozzuoli nata per raccontare i luoghi del Rione Terra attraverso visite guidate virtuali e allestimenti digitali.

Non si può non segnalare anche Movery, che mira ad essere l’”Amazon delle attrazioni turistiche”, con una mappa e un carrello in cui si può personalizzare il proprio itinerario ed acquistare i biglietti direttamente online. Un’innovazione che, partendo dalla Campania, pensa già in grande alla scalabilità in tutta Italia.

Altra interessante startup tutta napoletana è Uà, che Storia!, dedicata alla produzione di contenuti video culturali per la promozione di imprese ed enti pubblici.

Le startup culturali milanesi

Viaggiamo 800km più in su, all’ombra del Duomo di Milano. Il capoluogo lombardo, in ambito di imprese innovative, è sicuramente la città più all’avanguardia d’Italia, complici anche le tantissime sedi bancarie che si trovano nel Centro Direzionale della città, che concentrano i flussi di investimento su attività più vicine.

Anche il Comune di Milano si è dimostrato molto attento all’imprenditorialità giovanile, con un bando di ben 1 milione di euro destinato alle startup culturali. La Regione Lombardia ha rilanciato, poi, con 15 milioni di euro per l’intera regione. E non dimentichiamo l’iniziativa del Politecnico di Milano, il PoliHub, che è un acceleratore di startup innovative, di ogni tipologia, fra i più noti in Italia. Insomma, non mancano i presupposti per un successo.

Dati alla mano, la Lombardia si presenta come la prima regione d’Italia per numero di imprese culturali creative, ma la maggior parte sono legate a produzione televisiva, editoria, informatica e software. Poche, invece, sono legate al settore dell’incoming turistico e alla cultura in senso più stretto. Ed è per questa ragione che nel 2020 sono nati numerosi bandi proprio per stimolare la crescita di startup culturali capaci di riportare il turismo una volta finita la pandemia.

Gli effetti sul territorio si vedono, come dimostra il successo lanciato da Giteinlombardia.it, startup culturale nata da una associazione che, in precedenza, faceva visite sul territorio. Adesso è diventato un interessante aggregatore di guide turistiche, con un sistema di prenotazioni online e con grandi prospettive di crescita.

Insomma, per chi vede tutto nero, c’è una buona notizia: da nord a sud, l’innovazione si muove anche in Italia.